L'Autofocalizzazione: quanto tempo trascorro "dentro di me"?



L'Autofocalizzazione: quanto tempo trascorro "dentro di me"?

Abbiamo visto in un precedente contributo quanto possa essere importante fare una valutazione personale tra la differenza esistente tra il proprio sé Ideale ed il Sé reale, e come da tale processo possano scaturirsi emozioni, e vissuti complessi da gestire.
Stessa considerazione possiamo fare in relazione alla differenza tra Sé Ideale e Sé Imperativo, anch'esso soggetto a sentimenti di colpa, ansia ed agitazione.


Ma qual'è il processo che guida tale confronto? In che modo le persone riescono a concentrare la propria attenzione su aspetti interiori così rilevanti? Mediante un processo di autofocalizzazione, ovvero uno spostamento dell'attenzione dall'esterno verso l'interno (i pensieri, le sensazioni, le emozioni etc.).

L'autofocalizzazione è alla base della crescita dell'autoconsapevolezza, ovvero uno stato intenso di autocoscienza durante il quale viene attuato un confronto con i propri canoni interiori.

I pensieri autofocalizzati, specie se ruminanti, determinano quindi che una persona indirizzi un eccesso di energia psichica nei confronti di se stessa, esponendosi maggiormente al confronto con i propri Sé Ideale e Imperativo e quindi creando delle condizioni affinché, in stati anche transitori di difficoltà personale, una persona possa essere maggiormente predisposta a vissuti di tipo depressivo.

Tuttavia non tutte le persone son uguali e la soggettività, in relazione al grado con cui ciascuno di noi è incline ad autofocalizzarsi, è certamente molto variabile.
Quante volte sentiamo le persone affermare che "chi è superficiale vive meglio degli altri?".

Un fondo di realismo c'è, probabilmente. Tuttavia va anche detto che una valida autocoscienza privata garantisce un notevole vantaggio, ovvero la possibilità di saper affrontare le discrepanze tra ciò che una persona sente di essere e quello che vorrebbe essere in modo molto più accurato, proprio in funzione di una migliore conoscenza dei propri stati d'animo e delle proprie prerogative personali.

Questo potrebbe spiegare, ad esempio, il motivo per cui persone meno dotate di capacità di autofocalizzazione, possano essere più inclini a panico nel momento in cui debbano affrontare situazioni che richiedano grande senso critico e un processo di analisi dei propri pensieri, dinanzi ad una decisione molto importante per la propria vita.

Come si misura tuttavia il grado della propria autocoscienza privata?
Beh, probabilmente potremmo far ricorso ad una serie di piccoli espedienti, magari riflettendo (so già che qualcuno vi riuscirà di più e qualcuno di meno..) su quanto tempo dedichiamo a pensare ai nostri sentimenti, sulla frequenza con la quale proviamo a figurare noi stessi per come siamo, sulla nostra attenzione alle sensazioni, alle emozioni, ai cambiamenti di umore, o magari a valutare il nostro grado di motivazione nei confronti di ciò che facciamo.


Dr Fabio Ciuffini 
Psicologo a Prato, Altopascio e zone limitrofe (Lucca, Montecatini)
Consulenza Psicologica per adulti. Psicologia Sport e Lavoro
Albo Psicologi Regione Toscana n°4521
Tel. 320-0298136

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